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Acido folico in gravidanza: meno casi di bimbi autistici

Da un recente studio è risultato che le donne che assumono acido folico in gravidanza corrono meno rischi di mettere al mondo bimbi autistici.

di Giorgia Martino 18 giugno 2012 16:31

La parola autismo deriva dal greco “autòs”, e significa “se stesso”: in effetti la patologia dell’autismo descrive una situazione in cui la persona autistica è ripiegata, appunto, su se stessa. Questo compromette l’interazione sociale dei bambini in questione, i quali non comunicano molto né verbalmente né fisicamente, e tendono ad avere interessi e attività ripetitive. Altri sintomi del problema sono lo sguardo spesso inadeguato alla situazione circostante, alterazioni dell’umore, picchi di angoscia apparentemente immotivata e intolleranza di fronte ai cambiamenti improvvisi. A volte l’individuo autistico può avere anche problemi quantitativi e qualitativi nel rapporto col cibo.

Il bambino affetto da autismo manifesta queste caratteristiche intorno al primo anno di età. Alla base del problema vi sono dei deficit organici di tipo biochimico, anche se da un recente studio effettuato presso la University of California Davis School of Medicine è risultato che le donne che assumono dell’acido folico in gravidanza rischiano meno di dare alla luce un bambino autistico. I risultati di tale studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica American Journal of Clinical Nutrition, e hanno dimostrato che le donne che consumano la dose raccomandata di acido folico (dose che è in media di 779 microgrammi al giorno) nei primi mesi di gravidanza hanno meno probabilità di mettere al mondo un bimbo affetto da questa patologia.

Ma quale sarebbe il ruolo dell’acido folico nel prevenire l’autismo? L’acido folico, ossia la forma sintetica della vitamina B9, protegge contro i problemi che possono insorgere nello sviluppo embrionale del cervello, facilitando le reazioni di metilazione del Dna.

I risultati di cui parla questo studio fanno parte di una ricerca avvenuta nell’arco di tempo fra il 2003 e il 2009, e hanno preso in esame un campione di 835 donne che sono mamme di bimbi dai 2 ai 5 anni affetti da autismo e che hanno partecipato al Childhood Autism Risk from Genetics and the Environment Study.

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