Le mamme assorbono in gravidanza il DNA dei figli maschi

Sembra che durante la gravidanza si riduca la barriera ematoencefalitica, che permette alle cellule fetali maschili di passare nel cervello della mamma.

di Giorgia Martino 2 ottobre 2012 1:51

Nuovi studi rivelano che le cellule possono migrare dai feti al cervello delle loro madri. Non si è ancora capito se questo sia dannoso o utile per la mamma. Queste ricerche hanno dimostrato che, durante la gravidanza, le mamme e i feti si scambiano delle cellule che sembrano poter sopravvivere anche per anni: questo fenomeno è noto come microchimerismo.

I ricercatori hanno analizzato il cervello di 59 donne che erano morte fra i 32 e i 101 anni, e hanno cercato segni di DNA maschile che, secondo il loro ragionamento, proverrebbero dalle cellule dei figli (è stato cercato il DNA maschile perché quello femminile sarebbe stato più difficile da distinguere nei casi di mamma e figlia femmina).

Quasi due terzi delle donne analizzate (37 su 59) hanno dimostrato di avere tracce del cromosoma maschile Y in più regioni del loro cervello, e sembra che si trattasse di un effetto di lunga durata.

Il meccanismo noto come barriera ematoencefalitica trattiene germi e farmaci presenti nel sangue, impedendo loro di entrare nel cervello. Tuttavia i medici hanno scoperto che questa barriera diventa più ‘flessibile’ durante la gravidanza, e questo potrebbe spiegare come queste cellule fetali migrino nel cervello delle mamme.

Delle 59 donne esaminate, 26 non avevano avuto in vita segni di disturbi cerebrali, mentre 33 avevano il morbo di Alzheimer. Tuttavia gli scienziati hanno anche scoperto che le donne che erano state affette dal morbo di Alzheimer avevano meno probabilità di avere segni di DNA maschile nel loro cervello rispetto alle donne che non presentavano questa diagnosi.

La ricerca è stata condotta dagli scienziati del Fred Hutchinson Research Centre di Seattle, coordinati da J. Lee Nelson, che ha affermato:

Il Dna altrui può modificare la propensione di una donna ad alcune malattie cerebrali, conferendo una speciale protezione o un’inattesa vulnerabilità. Può accendere o spegnere interruttori molecolari legate ai tumori, o può potenziare le difese naturali contro traumi e malattie mentali.

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