Bambini e dislessia: cause, tipologie e trattamenti

La dislessia è una difficoltà dell'apprendimento che colpisce soprattutto i bambini maschi. Non "guarisce" ma si può migliorare moltissimo.

di Giorgia Martino 28 settembre 2012 10:03

La dislessia è un disturbo dell’apprendimento che può ostacolare la capacità di leggere, scrivere e talvolta di parlare. La sua gravità attraversa vari gradi e prima è trattata più si ottengono risultati. Tuttavia, non è mai troppo tardi per migliorare una condizione dislessica.

La dislessia non è correlata al grado di intelligenza, ma è causata da una compromessa capacità del cervello di tradurre gli stimoli in un linguaggio comprensibile. Non è inoltre correlata a danni cerebrali o a problemi di vista o di udito.

Nei primi anni di scuola la dislessia può non essere evidente, ma questo non vuol dire che il bambino non si senta frustrato per le sue difficoltà nel leggere e nell’apprendere, tanto da mostrare segni di depressione, di bassa autostima e di scarsa motivazione. Urge, dunque, un buon trattamento del problema.

Cause e tipi di dislessia.

La dislessia può essere di vari tipi. C’è, ad esempio, la dislessia da trauma, che si verifica dopo una qualche forma di trauma cranico o di lesioni alla zona del cervello che controlla la lettura e la scrittura. Tuttavia non è molto diffusa.

Poi, ancora, esiste la dislessia primaria, che è una disfunzione del lato sinistro del cervello. Gli individui affetti da questo tipo di dislessia possono avere serie difficoltà a leggere e scrivere anche da adulti. Si tratta di una condizione ereditaria ed è più diffusa tra i maschi che tra le femmine.

Un terzo tipo di dislessia è detta secondaria e si sviluppa nelle prime fasi dello svuluppo fetale. Essa, a differenza della primaria, diventa meno forte man mano che il bambino cresce. Anche questa forma è più comune nei maschi.

Inoltre sono diversi anche i sintomi della dislessia. Esiste la dislessia visiva che fa invertire cifre e lettere e crea problemi nello scrivere secondo una sequenza corretta. Poi ancora c’è la dislessia uditiva che comporta difficoltà con i suoni, percepiti come confusi. Ancora, esiste la disgrafia, ossia la difficoltà del bambino nel tenere il controllo della penna sulla carta.

Terapia per la dislessia

Prima di iniziare un trattamento, ovviamente, è importante capire qual è l’area specifica in cui il piccolo mostra la dislessia. Non esiste una vera e propria cura, ma si può trattare e migliorare, a partire dalla scuola, che dovrebbe sviluppare con i genitori un piano didattico che soddisfi le esigenze del piccolo. Se la scuola frequentata dal bambino è impreparata ad affrontare questa situazione, allora è opportuno trasferire il piccolo in una scuola che possa educare un bambino dislessico con piani speciali e approcci specifici di didattica.

In aggiunta a ciò che può offrire la scuola, vi sono anche opzioni disponibili al di fuori dell’ambiente scolastico. Sebbene trattamenti alternativi siano consigliati, è importante distinguere ciò che è efficace da ciò che non lo è, anche perché non si tratta quasi mai di cure particolarmente economiche.

Forse ancora più importante di qualsiasi trattamento è l’atteggiamento degli adulti che circondano il bambino. La dislessia non deve diventare una scusa perché il bambino non scriva o non studi. Piuttosto, il lavoro deve essere mantenuto a livelli di efficienza ma deve essere suddiviso in blocchi, in modo da diluire lo sforzo (che il piccolo dislessico, purtroppo, deve fare in modo maggiore rispetto agli altri bambini). Dunque, pause frequenti sono auspicabili, così come è importante premiare il piccolo quando ha portato a termine i propri compiti.

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