Cuore: ecco le cellule cardiache ottenute dalla pelle

Contrastare l'insorgere delle malattie cardiache? Da oggi è più semplice grazie alla pelle.

di Francesco Giuseppe Ciniglio 28 gennaio 2013 17:52

Il cuore ormai non ha più alcun mistero per la scienza. Shinya Yamanaka, premio Nobel per la medicina, ha infatti ideato una tecnica in grado di garantire la riproduzione in vitro di una patologia genetica, in modo da dar l’opportunità ai ricercatori di mettere a punto delle cure ad hoc.

Pelle e cellule cardiache – La scoperta

Cellule cardiache ottenute dalla pelle? Prelevando quest’ultime da un essere umano, sarebbe possibile riprogrammarle e riprodurre in tutto e per tutto le peculiarità di una patologia cardiovascolare.

Stando alle dichiarazioni dei ricercatori della John Hopkins University e quelli del Sanford Burnham Medical Research Institute, riportate sulla celebre rivista “Nature“, questa clamorosa scoperta potrebbe rappresentare una vera e propria svolta nella cura di numerose patologie.

Del resto creare una patologia in provetta non è cosa di poco conto. Dopo anni e anni di fallimenti, Shinya Yamanaka è riuscita nell’impresa di prelevare dei campioni di cellule dalla pelle di 2 pazienti interessati da displasia ventricolare, malattia ereditaria in grado di provocare palpitazioni e altri disturbi cardiaci e che in genere si manifesta tra gli atleti intorno ai ventisei anni d’età.

In un primo momento, le cellule hanno subito una “riprogrammazione”, con l’obiettivo di riprodurre il disturbo che provoca problemi al cuore. Successivamente le cellule sono state sottoposte ad una mutazione genica al fine di associarle alla suddetta patologia. Per far ciò, è stato necessario sostituire il glucosio, il vero “carburante” del cuore, con gli acidi grassi.

I risultati ottenuti son stati sin da subito incoraggianti. Attualmente ai ricercatori non resta che individuare gli squilibri metabolici connessi alla patologia. A loro vantaggio, la possibilità di poter godere del modello di laboratorio per una corretta osservazione della malattia, monitorarne la crescita e ideare nuove terapie in grado di contrastarla. Non a caso le staminali indotte sembrano essere il futuro della medicina.

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