Eyes, il cortometraggio di Maria Laura Moraci fa riflettere

Un approfondimento su Eyes, il cortometraggio di Maria Laura Moraci di cui tanto si parla in questo periodo

di pask 8 Febbraio 2020 18:11

Il corto Eyes, in memoria di Niccolò Ciatti, morto in una discoteca vicino Barcellona nel 2017, in meno di quindici minuti riesce a svelare senza alcun filtro una realtà che ormai facciamo finta di non vedere. Quei ventotto occhi spenti, apatici e a tratti inquietanti attraverso cui i personaggi guardano il mondo che li circonda, sono i veri protagonisti e il punto focale da cui parte l’inevitabile indignazione che travolge lo spettatore.

Guardare e non vedere ciò che si ha intorno, questo è quello che fanno i personaggi di questa storia, appartenenti ad etnie e storie diverse: troviamo la prostituta che cerca di prendere il bus per correre dal proprio figlio, la ragazza che si isola dal mondo esterno attraverso la musica, due amiche che si divertono criticando il prossimo, la coppia che cerca un angolo per scambiarsi effusioni, il vecchio che legge il giornale e la transessuale che non vuole aspettare per portare sana e salva a casa la sua vaschetta di gelato.

Niente che li accomuna, ad eccezione di quegli occhi disegnati che impediscono loro di vedere quelle flebili richieste d’aiuto che vengono lanciate senza alcuno sconto contro gli spettatori dall’altra parte dello schermo. In questo dualismo contrastante caratterizzato da una parte dall’indifferenza, e dall’altra da una serie di input che cercano di rendere gli spettatori delle spugne emotive. Man mano che la storia prende piede, è impossibile rimanere impassibili e non provare una sorta di rabbia mista a frustrazione nel vederli immobili davanti a una richiesta d’aiuto ormai non troppo debole, ma distinta da urla che prendono il sopravvento su tutto il resto.

La necessità della regista di trasmettere la sua indignazione e la sua solidarietà verso chi è stato vittima dell’indifferenza è stata pienamente soddisfatta da un cast che è riuscito a cogliere in pieno ogni sfumatura e da scelte che non hanno lasciato niente al caso. Soprattutto negli ultimi minuti, quando finalmente i protagonisti iniziano a vedere quello che li circonda e a rendersi conto di quelle urla che li sconvolgono e li spingono a reagire. Non c’è più nessuna scusa capace di tenerli lontani da quella violenza, da proteggerli dentro una tenda abbastanza resistente da escludere tutto il resto del mondo. Il velo dell’indifferenza viene rotto da quella speranza che la regista vuole trasmettere affinché quello che è successo a Niccolò Ciatti non accada più.

Il suo schiaffo morale non è nei confronti di chi compie un atto di violenza, ma verso chi finge di non vedere nulla, oppure si nasconde dietro uno schermo così tanto da perdere completamente il contatto con la realtà. Il carnefice non è una singola persona, ma tutti noi, anche se indirettamente. Non fare qualcosa per evitare una disgrazia ha lo stesso peso del compierla. Eppure, nonostante tutto, alla fine questo corto ci insegna che per cambiare basta davvero poco.

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