I tic nei bambini, corteccia motoria poco sviluppata o ansia?

Il 20% dei bambini soffre di tic nervosi. I motivi all'origine di essi possono essere tanti, ma quando è giusto preoccuparsi?

di Giorgia Martino 20 giugno 2012 18:53

I tic sono movimenti ripetuti di continuo, e in genere coinvolgono maggiormente l’area del viso: occhi, bocca, naso. Tuttavia non mancano di esistere anche i tic che vanno a riguardare il corpo, come spalle, braccia o dita. Spesso questi tic riguardano proprio i bambini, che ne soffrono in una quantità che ammonta al 20% del totale. Non è raro infatti vedere bambini che scuotono i capelli, tossiscono compulsivamente, sbattono le palpebre, strizzano forte gli occhi, fanno smorfie con la bocca, scrollano le spalle o muovono velocemente le dita. Ancora ci sono i tic vocali, come suoni gutturali improvvisi o addirittura la pronuncia costante di una parolaccia.

La diffusione di questi movimenti stereotipati proprio fra i più piccini ha un’origine neurologica: infatti la corteccia motoria nei più piccoli non è ben formata, e questo può far perdere il controllo di alcuni movimenti. Inoltre il tic è come un cane che si morde la coda: l’imbarazzo che provoca crea ansia, e l’ansia contribuisce ad abbassare il controllo sul movimento stesso. Il tic crea molta angoscia nel bambino, per questo è necessario non sgridarlo né tantomeno colpevolizzarlo. L’ideale è ignorare facendo finta di nulla: in questo modo si evita di concentrare ulteriormente l’attenzione su un gesto che è evidentemente ossessivo e ripetuto.

In genere i tic si risolvono spontaneamente, ma se così non dovesse essere, allora vorrebbe dire che ci si trova di fronte ad un sintomo di qualcosa di più serio, come la conseguenza di un’encefalite, un disturbo da tic cronico perché mancano alcuni neurotrasmettitori, la sindrome di Tourette o l’inizio di un DOC, ossia di un disturbo ossessivo-compulsivo.  I tic possono inoltre rappresentare un momento di conflittualità che il bambino sta vivendo, e che in questo modo sfoga: quando ad esempio non va bene a scuola, o se si trova in una situazione familiare che non accetta.

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