Le donne non possono andare in bagno? Ecco dove

Alle rappresentanti del genere femminile alle volte è vietata persino la toilette? Scopriamo insieme la verità.

di Francesco Giuseppe Ciniglio 10 luglio 2013 22:14

La parità dei sessi è un vero e proprio miraggio in alcuni paesi al mondo. Un’utopia lontana dall’essere minimamente contemplata, basti pensare, che vi è una nazione in cui alle donne è persino vietato di accedere ai bagni pubblici. Stiamo parlando dell’India, un paese in cui le rappresentanti del genere femminile continuano ad essere discriminate in maniera feroce.

Nella nazione asiatica, le donne vengono relegate al ruolo di madri e casalinghe, dunque, costrette a stare recluse dentro casa. Ecco dunque il motivo per il quale nelle città indiane non vi sono bagni pubblici femminili.

Poco male, visto che, qualora una donna abbia un bisogno impellente di urinare o “evacuare”, entrerà in bar, ristoranti, hotel? Tutt’altro, un gran bel problema, dato che, a differenza delle nazioni occidentali, questi luoghi in India presentano una rigida selezione all’entrata, di conseguenza, le rappresentanti del genere femminile appartenenti alle classi inferiori finiranno per essere respinte dal personale di sicurezza.

Nelle strade della nazione il Governo indiano ha  messo a disposizione dei cittadini dei WC pubblici, peccato che per le donne l’ingresso è offlimits anche qui. Al fine di contrastare questa triste situazione, l’Ong Coro ha pensato bene di lanciare la campagna “Right to pee”. La speranza è quella di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’impossibilità per le donne di accedere ai bagni pubblici, fino a costringere lo Stato indiano ad adottare misure in tal senso.

Stando a quanto dichiarato da Sujata Khandekar, una delle portavoci di Coro, le poche donne lavoratrici per anni si sarebbero sottoposte a ferrei allenamenti per non andare in bagno anche per 10 ore di seguito. Una pratica sconsiderata, che, nella maggior parte dei casi, può finire con il causare gravi problemi ai reni. Alle donne indiane non resta che attendere tempi migliori, con la speranza che l’attivismo di Coro finisca con il dare buoni frutti.

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