Vestiti e sostanze tossiche, è allarme: Greenpeace denuncia le griffe

Capi d'abbigliamento fortemente dannosi per la salute. Coinvolte le maggiori griffe internazionali.

di Francesco Giuseppe Ciniglio 22 novembre 2012 22:51

Sostanze tossiche nei vestiti delle grandi catene di moda? Stando ad un rapporto stilato da Green Peace, che prende il nome di “Toxic Threads – The Fashion Big Stitch-Up”, la maggior parte dei capi d’abbigliamento sarebbero contaminati da agenti chimici pericolosi per la salute, poichè in grado di apportare modifiche al sistema ormonale degli esseri umani. Come se non bastasse, queste sostanze possono divenire cancerogene attraverso il rilascio nell’ambiente.

Sostanze tossiche nei vestiti – Il rapporto di Greenpeace

L’associazione da sempre impegnata nella protezione dell’ambiente, ha eseguito delle analisi chimiche su oltre 100 articoli delle maggiori griffe (Jack & Jones, Benetton, Levi’s Vero Moda, Only, Diesel, Gap, Esprit, Armani, Zara, Victoria Secret, Calvin Klein, H & M, Tommy Hilfiger, Marks & Spencer) rilevando una connessione tra gli impianti di produzione tessile e le sostanze chimiche presenti nei capi d’abbigliamento prodotti.

Stando ai dati raccolti, i vestiti sottoposti ad analisi presenterebbero Npe (nonilfenoloetossilati). I livelli più elevati sono stati rintracciati nei seguenti marchi: Zara, Levi’s Metersbonww, Mango, Jack & Jones, Calvin Klein e Marks & Spencer.

Per ciò che concerne Zara, 4 dei capi d’abbigliamento esaminati sarebbero contaminati da livelli elevati di ftalati tossici e altri due risulterebbero contaminati da ammina cancerogena, proveniente dai coloranti azoici.

Martin Hojsik, coordinatore della campagna Detox di Greenpeace International è dell’avviso che è inconcepibile che aziende di fama internazionale mostrino tanto disinteresse per la salute dei propri clienti.

Su tutti Zara, che ricoprendo un ruolo di primo piano nella vendita di abbigliamento su scala mondiale, ha la necessità di adottare delle politiche societarie trasparenti, al fine di rimuovere i composti tossici nelle proprie filiere produttive.

Lo scopo è quello di rinunciare all’utilizzo di sostanze chimiche dannose entro il 2020 e di imporre ai fornitori di fornire alle comunità locali, informazioni riguardo le sostanze chimiche versate nelle acque dai propri impianti produttivi.

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