Sclerosi multipla: speranze di cura affidate ad una nanoparticella

Curare la SM è possibile? Il rimedio a questa "spietata malattia" risiederebbe in una soluzione a base di mielina.

di Francesco Giuseppe Ciniglio 20 novembre 2012 16:42

Una nanoparticella per curare chi soffre di sclerosi multipla. Grazie ad una collaborazione tra l’Università di Sidney e la Northwestern University (Stati Uniti) è stato possibile sperimentare un trattamento innovativo, in grado di arrestare gli effetti della malattia, poiché, capace di riparare la mielina che va a coprire le cellule nervose.

Sclerosi multipla – La malattia

La sclerosi multipla è una malattia che vede il sistema immunitario attaccare le cellule nervose, andando a distruggere la mielina, membrana che va ad isolare il midollo spinale, le cellule del cervello e il nervo ottico.

Ad oggi, il trattamento più in voga prevedeva l’annientamento dell’intero sistema immunitario, che finiva per causare infezioni al malato, senza contare l’esposizione ai tumori. Una terapia estremamente dannosa, che in molti casi finiva con il provocare la morte del soggetto interessato.

Sclerosi multipla – La nuova cura

L’innovativo trattamento, va ad incorporare nanoparticelle biodegradabili improntate su un polimero lattico -co-glicolico a base di mielina. La soluzione è in grado di raggiungere le cellule nervose, riparando le falle. In seguito, viene smaltito dall’organismo, che invece di attaccarlo, lo va a riconoscere come un mix di cellule morte.

Gli esperimenti sui topi, al momento hanno dimostrato che le cavie non hanno subito ricadute per oltre 100 giorni, periodo che, secondo gli scienziati, è equiparabile a 3-4 anni di un essere umano.

Non a caso, l’equipe medica ha iniziato gli studi clinici sugli esseri umani. Secondo i ricercatori, il medesimo tipo di tecnologie potrebbe rivelarsi utile per il trattamento di altre patologie che “si fanno beffe” del sistema immunitario, come le allergie alimentari, il diabete di tipo 1 e l’asma.

Alla luce dei risultati fin qui ottenuti e dei test in fase di esecuzione, non resta che attendere qualche anno per comprendere appieno le potenzialità di questa cura innovativa, che potrebbe rappresentare un grosso punto di svolta per i tanti malati di SLA in ogni angolo del pianeta.

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