A Teramo nasce Casa Maia il centro anti-violenza a difesa delle donne

Si tratta di una vera novità perché Casa Maia è il primo centro abruzzese di valenza regionale. L'indirizzo è protetto e vi sono 8 posti per donne a rischio.

di Giorgia Martino 31 Agosto 2012 20:31

Da Gennaio 2013 a Teramo sarà aperta Casa Maia, un centro che accoglierà le donne vittime di violenza con i loro piccoli. La novità di Casa Maia è data dal fatto che è la prima casa rifugio di valenza regionale, nata sotto l’egida della Provincia di Teramo, con i Comuni di Teramo, Chieti, Pescara, con l’associazione Ananke Onlus di Pescara e con la Cooperativa sociale Alpha di Chieti. Il Dipartimento per le Pari Opportunità, dal canto suo, ha stanziato una somma di 400 mila euro per il sostegno di questo centro antiviolenza.

Alla presentazione del progetto, avvenuta in via Milli giovedì 30 agosto, ha affermato Renato Rasicci, assessore provinciale alle Politiche Sociali:

Un risultato importantissimo per il territorio, in un momento in cui, a fronte di un incremento esponenziale delle richieste di aiuto, si registra una profonda sofferenza della rete dei centri anti-violenza, per mancanza di risorse. In questo senso, ci siamo attivati per percorrere tutte le linee di finanziamento possibili, continuando ovviamente nell’opera di sollecitazione, a livello regionale, per il rifinanziamento della legge 31 del 2006. La struttura residenziale, affiancata dall’attivazione di servizi di sostegno e di reinserimento sociolavorativo, rappresenta il naturale completamento del percorso di supporto e presa in carico delle donne vittime di violenza, attualmente garantito sul nostro territorio dal centro “La Fenice”, che ci stiamo adoperando per tenere in vita sensibilizzando i Comuni, le banche e le associazioni, come la Confindustria, che ci ha di recente confermato il suo contributo.

Ad esprimere preoccupazione per la situazione dei centri anti-violenza in Abruzzo è Letizia Marinelli, consigliera regionale di Parità, che afferma:

La situazione in Abruzzo per i centri antiviolenza è preoccupante; in questo momento è fondamentale attivare delle reti per reperire risorse a livello regionale, nazionale e comunitario.

Ma quali sono le richieste per cui le donne fanno più richiesta di aiuto alle associazioni? Le elenca Roberta Pellegrino, presidente di Ananke:

Le richieste di aiuto nell’ultimo triennio sono triplicate. Il 77% delle richieste viene da donne italiane, la tipologia di violenza denunciata è prevalentemente di tipo fisico (32,8% dei casi) e psicologico (34,4%), con un incremento significativo anche del fenomeno dello stalking (5,8%). Si conferma che l’autore della violenza non bussa, ma ha le chiavi di casa: nel 78% dei casi è il coniuge, convivente o ex partner. La proiezione dei dati economici mostra anche un crollo dei finanziamenti a favore dei centri antiviolenza abruzzesi: basti pensare che a livello regionale sono stati stanziati 60mila euro da ripartire tra sei centri. Si sottovaluta l’importanza della prevenzione, anche nel contenimento dell’impatto socioeconomico dell’intervento in emergenza, stimabile in circa 300 euro al giorno per ogni donna vittima di violenza.

La struttura residenziale (a indirizzo protetto) avrà 8 posti per le situazioni di emergenza e di estremo pericolo.

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