Obesità e sovrappeso: evitare di mangiare fuori orario

Regolare i propri ritmi di vita in maniera adeguata, specialmente per ciò che concerne l'alimentazione, può aiutare a non ingrassare.

di Francesco Giuseppe Ciniglio 13 novembre 2012 17:36

Chi desidera contrastare obesità e sovrappeso, farebbe bene ad evitare di mangiare fuori orario. Una considerazione, quest’ultima, che potrebbe sembrare scontata, tuttavia, tale problematica non riguarda esclusivamente trasgressioni sporadiche e spuntini.

Stando ad una ricerca condotta dall’Università della Pennsylvania e pubblicata su Nature Medicine, , pranzare o cenare ad orari strani, specialmente di notte, può provocare sovrappeso o obesità, anche se si ha la tendenza a monitorare le calorie da assumere durante la giornata.

A determinare l’aumento di peso, sarebbe un gene imprescindibile per il controllo dell’orologio biologico delle cellule del grasso. Gli studiosi, eseguendo una sperimentazione su dei topi, hanno scoperto che è sufficiente eliminare questo gene per renderli obesi, visto che quest’ultimi hanno la tendenza ad alimentarsi di notte.

Le alterazioni metaboliche, provocate dalla banale rimozione di un gene, potrebbero, così, far luce sulle problematiche di chi soffre di disturbi alimentari come la sindrome da alimentazione notturna.

Il team di ricerca dell’Università della Pennsylvania ha ricostruito una serie di eventi molecolari riguardanti tale fenomeno. Nella maggior parte dei casi, le cellule del grasso si mettono in contatto con il cervello mediante la leptina, un ormone che va ad aumentare il consumo di energie, limitando l’assunzione di cibo.

Quando, invece, accade che i topi tendono a mangiare fuori orario, l’espressione dei geni che vanno a controllare il senso della fame a livello dell’ipotalamo (zona del cervello che va a regolare l’assunzione di cibo) risulta alterata.

Simultaneamente, i livelli degli acidi grassi omega 3 nel grasso vanno a diminuire e conseguentemente, cala la loro presenza sia nell’ipotalamo sia nel sangue, tuttavia, se i ratti ricevono in via esterna quantitativi sufficienti di acidi grassi omega 3, tutto ritorna negli standard.

Secondo i ricercatori, i cambiamenti a breve termine avrebbero effetti pressoché immediati sui ritmi dell’alimentazione e con il tempo, questi cambiamenti si traducono in un aumento di peso.

Il fenomeno potrebbe anche essere d’aiuto nello spiegare il motivo per il quale sindrome metabolica e obesità tendono a colpire di più i lavoratori notturni e chi soffre di insonnia.

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