Sindrome premestruale: licenza di uccidere?

In determinati giorni del mese alle donne è permesso ogni genere di efferatezza? A rendere lecito questo interrogativo, una sentenza shock.

di Francesco Giuseppe Ciniglio 21 gennaio 2013 12:40

Può la sindrome premestruale giustificare un delitto? Nessuna “provocazione”, ma una domanda che è lecito porsi, osservando un recente caso di cronaca nera. Un giudice ha assolto Mia Landigham, una “ragazzona” di ben 140 kg, rea di aver ucciso il suo gracile fidanzato – convivente di soli 55 kg sedendosi su di lui.

Secondo il magistrato  l’omicidio sarebbe stato involontario, poiché, causato dalla sindrome premestruale dell’assassina. La pena della Landigham? Semplicemente 3 anni con la condizionale e cento ore di affidamento ai servizi sociali. Neanche un giorno di galera quindi.

I parenti della vittima hanno reagito alla sentenza con rabbia e incredulità, mentre la donna è apparsa sollevata, anche perché grazie alla “non colpevolezza”, potrà continuare a badare al sostentamento dei suoi 3 figli.

Sindrome premestruale e licenza di uccidere – Considerazioni

Impossibile conoscere i motivi che hanno spinto la donna a commettere questo atto criminoso. Che la vittima si sia trasformata in carnefice?  Riflessione legittima, dato che in genere sono le donne a subire violenza tra le mura domestiche, aggressioni da parte di uomini brutali che in molti casi culminano con l’omicidio o il suicidio dell’aggressore post omicidio della compagna o amante, moglie essa sia.

La sentenza di non colpevolezza, a favore di Mia Landigham, emessa da questo giudice piuttosto “fantasioso”, “permissivo”, “garantista”? (A voi la scelta dell’aggettivo che ritenete maggiormente adeguato) rende però lecito temere un boom di “rivalse killer” da parte di molte donne, ormai stanche ed esasperate dai soprusi dei compagni, magari ora divenute forti per via dell’ eventuale alibi dato dalla sindrome premestruale. Psicosi?  Al di là delle singole interpretazioni, l’unica cosa certa è che la legge del taglione non è di certo il miglior modo per difendersi ed emanciparsi da una condizione di abuso, violenza e costrizione.

Cosa pensate a riguardo? Sentenza shock o plausibile? La questione sembra essere piuttosto spinosa e controversa.

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